Remo Santagata

Remo Santagata è Dottorando presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”. Il suo progetto di ricerca riguarda la valutazione ambientale multi-metodo di strategie di circolarità in una prospettiva di bioraffineria e lo sviluppo di indicatori di circolarità. Un “ramo secondario” della sua ricerca riguarda la valutazione di scenari di implementazione di foreste urbane in Campania e in diverse metropoli mondiali, interesse nato grazie ad una collaborazione con il prof. Theodore Endreny, che lo ha portato a svolgere un periodo di ricerca presso il SUNY-ESF College of Environmental Science and Forestry di Syracuse, New York. Il suo percorso di dottorato gli ha offerto, inoltre, la possibilità di partecipare a diversi convegni e workshop in Italia e all’estero, e a soggiorni di ricerca presso l’Università Autonoma di Barcellona e l’Università Normale di Pechino, durante i quali ha allargato la sua rete di contatti e collaborazioni e preso parte a interessanti momenti di confronto internazionali.

Come si integra il progetto “Analisi del metabolismo di conglomerati urbani e della strategia cooperativa dell’economia circolare” nel Suo percorso di ricerca?
Il mio progetto di dottorato presso l’Università Parthenope di Napoli, nell’ambito del programma di dottorato internazionale “Ambiente, Risorse e Sviluppo Sostenibile” e sotto la supervisione del prof. Sergio Ulgiati, è incentrato sul concetto di bioraffineria per il recupero ed il riutilizzo di scarti organici derivanti soprattutto dalla filiera del cibo, in un’ottica di circolarità. Questa prospettiva agisce così da collegamento tra la fase agricola di produzione del cibo, quella industriale di lavorazione e trasformazione, e quella prevalentemente urbana di consumo e generazione di rifiuto. Contestualmente, la mia ricerca prevede anche un aspetto di ricerca di indicatori di economia circolare per cercare di quantificare i benefici (e gli svantaggi) dell’implementazione di percorsi di circolarità. Questi sono sviluppati soprattutto in ambito urbano e esaminati tramite l’integrazione di diversi metodi di analisi, riconoscendo la particolare complessità del concetto di economia circolare, che ha bisogno di analisi multi-livello per essere soddisfacentemente valutata.

Qual è il Suo contributo specifico nelle attività di ricerca del progetto? Quali sono le possibili applicazioni di questa ricerca nel futuro?
Fino ad ora, il mio contributo al progetto è passato dalla valutazione di processi che mostrassero già le caratteristiche di circolarità che ci auguriamo vengano sempre più diffuse in futuro, come la generazione di energia elettrica, insieme alla produzione di biocarburanti e farine animali, a partire da scarti di macelleria, per giungere alla valutazione di scenari di economie circolari sviluppati sulla base della Città di Napoli, all’integrazione di diversi metodi di analisi per favorire un approccio multi-prospettico alla valutazione di pratiche di economia circolare. Sono inoltre coinvolto, insieme all’Università, in un progetto di creazione di foreste urbane all’interno dell’area della Città Metropolitana di Napoli, con lo scopo di aumentare la vivibilità, ridurre smog e inquinamento e evitare l’effetto isola di calore negli ambienti urbani.

Nel corso del progetto, Lei ha svolto un periodo di ricerca in Cina. Come valuta la Sua esperienza in Cina? Quale valore aggiunto ha apportato alla Sua esperienza professionale?
Ho speso un periodo di circa 40 giorni in giro per la Cina, passando per Pechino, Sanya, Guangzhou e Macao, durante i quali ho partecipato a diverse conferenze sul tema dell’Economia Circolare e agli eventi della Settimana Italia-Cina; ho seguito e tenuto seminari all’Università Normale di Pechino e ho collaborato con moltissimi giovani ricercatori, cinesi e non, in uno spirito di condivisione e aiuto reciproco.
Ho avuto anche l’occasione di conoscere la gestione e lo smaltimento di rifiuti in siti commerciali ed industriali e in generale di approcciarmi ad un modello di sviluppo molto diverso da quello che è attualmente adottato dall’economia occidentale, in cui esistono certamente contraddizioni legate alla sostenibilità e alle fonti di approvvigionamento energetico (la Cina è uno dei più importanti mercati mondiali per le tecnologie rinnovabili, ma fa ancora molto affidamento sul carbone), ma che presenta anche molti elementi a cui guardare con interesse, come l’alta considerazione della ricerca e la prospettiva di realizzare l’uscita dalla povertà per enormi quantità di persone.

Quali sono a Suo parere gli aspetti più interessanti del sistema cinese per un ricercatore italiano?
Ho riscontrato il maggiore coinvolgimento che l’ambito accademico cinese vive nei confronti dell’ambito istituzionale e governativo, nonostante l’approccio politico così diverso da quello a cui siamo abituati. Per un giovane ricercatore italiano risulta molto affascinante il riconoscimento del lavoro e delle attività svolte, che possono portare ad avere una brillante carriera in tempi molto rapidi. Un’altra nota positiva è la quantità e la facilità di accesso ai fondi per svolgere le attività di ricerca, compresi momenti di confronto internazionale quali conferenze e convegni. Il lavoro dei giovani ricercatori, cinesi e non, che ho conosciuto è molto serrato ed intenso e richiede un notevole impegno, ma permette un consistente grado di partecipazione e coinvolgimento anche in ambiti internazionali.