Patrizia Ghisellini

Patrizia Ghisellini svolge la propria attività di ricerca presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla valutazione della sostenibilità delle fonti e vettori energetici, dell’agricoltura anche urbana fino a comprendere la produzione e il consumo sostenibili e l’implementazione dell’economia circolare e i sistemi di certificazione ad essi collegati. Sul tema dell’economia circolare è co-autore di diversi articoli pubblicati nella letteratura internazionale. Uno di essi,pubblicato nel 2016 sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Cleaner Production,è stato recentemente premiato per l’elevato interesse da parte dei lettori e il numero di citazioni. L’intervista realizzata dalla rivista Journal of Cleaner Production agli autori in occasione della premiazione è disponibile alla seguente pagina web: https://www.journals.elsevier.com/journal-of-cleaner-production/news/author-story-dr-ghisellini-dr-cialani-and-professor-ulgiati

1. Come si integra il progetto “Analisi del metabolismo di conglomerati urbani e della strategia cooperativa dell’economia circolare” nel Suo percorso di ricerca?
Da alcuni anni mi occupo di ricerca nell’ambito dell’economia circolare. Ho avuto modo di valutare i suoi elementi caratteristici teorici e pratici e quindi relativi alla sua adozione nell’intera società, nelle aziende, nei parchi eco-industriali e in alcuni settori quali quello delle costruzioni e demolizioni. Questo ultimo settore,insieme ad altri, è stato identificato come prioritario a livello europeo per l’elevato impatto ambientale in termini di consumo di risorse e di rifiuti. La mia attività di ricerca precedente è stata utile nel perseguimento degli obiettivi del progetto e a sua volta attraverso di esso è stata ulteriormente valorizzata nei diversi aspetti sia socio-economici e sia ambientali. La mia formazione universitaria è per natura interdisciplinare essendo economista ambientale e dello sviluppo sostenibile.

2. Qual è il Suo contributo specifico nelle attività di ricerca del progetto? Quali sono le possibili applicazioni di questa ricerca nel futuro?
Il mio contributo al progetto ha riguardato la valutazione dell’applicazione dell’economia circolare in alcuni settori rilevanti per il loro impatto ambientale in termini di produzione di rifiuti, tra cui quelli dei settori: da costruzione e demolizione, del settore agroalimentare, degli apparecchi elettrici ed elettronici e rifiuti solidi urbani. L’analisi del settore dei rifiuti da costruzione e demolizione, è stata attuata in modo più approfondito rispetto agli altri, data la mia precedente esperienza e anche la maggiore disponibilità di dati ottenuti grazie alle collaborazioni con l’ARPAC della Regione Campania, l’Università di Salerno che è parte del Network Matteo Ricci e ad altri esperti del settore anche parte del nostro gruppo di ricerca. I risultati ottenuti possono essere utili per ulteriori approfondimenti nell’ambito della ricerca scientifica e nell’applicazione pratica a livello politico-decisionale dato che abbiamo identificato ad es. i punti di forza e di debolezza del sistema di gestione di tali rifiuti.
Nell’ambito del progetto abbiamo anche collaborato con la città Metropolitana di Napoli dove il nostro contributo scientifico è servito a valutare i benefici ambientali, economici e sociali del loro ambizioso progetto di forestazione urbana che rappresenta una delle misure principali di contrasto ai cambiamenti climatici messe in campo nel Piano Strategico Metropolitano. Niente è più circolare infatti di un albero e quindi di una foresta dato che la loro vita dipendono da nutrienti naturali quali l’acqua, l’energia solare e l’anidride carbonica presente nell’atmosfera. L’albero, sottraendo la CO2attraverso il processo di fotosintesi clorofilliana, riduce l’accumulo di questa sostanza nell’atmosfera e di conseguenza il contributo all’effetto serra dato che quest’ultimo dipende dalla concentrazione di alcuni gas tra cui la CO2, aumentata notevolmente dopo l’era industriale a causa delle attività antropiche.

3. Nel corso del progetto, sono stati organizzati incontri e visite scientifiche, pubblicazione congiunta di lavori, attività di scambio e mobilità di giovani ricercatori cinesi. Quale valore aggiunto hanno apportato alla Sua esperienza professionale?
Le visite scientifiche attuate, tra cui quella del prof. Gengyuan Liu e il suo gruppo di laureandi nonché i periodi di mobilità attuati dai suoi dottorandi cinesi presso il nostro ateneo hanno contribuito ad arricchire ulteriormente dal punto di vista culturale ed umano la mia esperienza professionale. L’interazione è proseguita ulteriormente dopo i periodi di mobilità poiché sono stati prodotti diversi articoli dove abbiamo riassunto i principali risultati dell’attività di ricerca congiunta.

4. Quale continuità intravede nei rapporti implementati con studiosi Cinesi durante il progetto? Intravede o ha già iniziato percorsi per future iniziative congiunte?
Stiamo organizzando progetti EU nell’ambito delle Call Europee Horizon 2020 Green Deal su temi dell’economia circolare e della lotta al cambiamento climatico. Stiamo anche realizzando una ricerca attraverso sondaggi con questionari diretti a valutare la percezione della transizione verso l’economia circolare in diverse categorie di produttori e consumatori nell’ambito di un progetto EU H2020 attualmente in corso (PROCEEDS, Promoting Circular Economy in the Food Supply Chain).Questa ultima ricerca probabilmente verrà attuata anche in Cina così da poter valutare in tale area la percezione della transizione verso l’economia circolare.

5. Quale vantaggio reciproco possono ricevere le Università che hanno partecipato al progetto di ricerca?
Il progetto ha portato diversi vantaggi quali: lo sviluppo di progetti congiunti per acquisire fondi, lo scambio di giovani ricercatori per l’acquisizione di ulteriore professionalità, lo scambio di conoscenze e sinergia nella ricerca. Questi ultimi,sono importanti aspetti dell’attività di ricerca e di collaborazione tra gruppi che è importante possano emergere. In questo caso, infatti, la creazione di una comunità scientifica attorno ad un progetto è generatrice di effetti moltiplicativi che vanno ben oltre a quelli realizzabili dalla somma delle attività di ricerca di ogni singolo gruppo partner del progetto proprio perché dalla collaborazione congiunta si creano particolari sinergie.