Marco Casazza

Marco Casazza si occupa di ricerca nell’ambito del monitoraggio, contabilità e gestione ambientale, applicata a differenti domini, tra i quali l’economia circolare e la sicurezza ambientale. Ha condotto ricerche su metodi e tecniche per il monitoraggio ambientale, impatti della qualità dell’aria sulla salute pubblica, quantificazione dell’uso di risorse in ambito urbano. Attualmente, si occupa di applicare i metodi di modellazione e simulazione sistemica allo studio del mieloma multiplo, presso la Divisione Clinicizzata di Ematologia Con Trapianto dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Policlinico – Vittorio Emanuele” di Catania.

Come si integra il progetto Analisi del metabolismo di conglomerati urbani e della strategia cooperativa dell’economia circolare” nel Suo percorso di ricerca?
Io mi occupo di monitoraggio, contabilità e gestione ambientale. Nel 2017, insieme al gruppo della Beijing Normal University, guidato dal prof. Gengyuan Liu, costituimmo un team – Remade in China – con il quale proponemmo un simulatore di scenari, per poter mostrare come, in ambiente urbano (in quel caso, si trattava di Pechino), si potessero progettare strategie più o meno sostenibili, dal punto di vista ambientale ed economico, nell’uso di risorse, cruciali per la sopravvivenza, cioè acqua, energia e cibo. Il nostro team, insieme ad altri 4, fu selezionato come finalista per un premio sull’innovazione nell’economia circolare della Wege Foundation, negli Stati Uniti. Il desiderio di ampliare i risultati ottenuti stimolò molte riflessioni, che servirono per la presentazione del progetto bilaterale Italia–Cina.Il progetto Urban Circular Economy mi ha permesso di accrescere le mie conoscenze sui metodi di contabilità ambientale e di simulazione sull’uso di risorse. Oggi, l’integrazione dei metodi sviluppati nel corso del progetto, mi permette di esplorare domini di ricerca nuovi, come quello della sicurezza ambientale.

Qual è il Suo contributo specifico nelle attività di ricerca del progetto? Quali sono le possibili applicazioni di questa ricerca nel futuro?
All’interno del progetto, mi sono occupato, da una parte, di trasferire e accrescere i risultati di conoscenza ottenuti nella costruzione del simulatore di scenari sull’economia circolare, focalizzato sull’uso sostenibile di acqua, energia e cibo. Dall’altra parte mi sono occupato, accanto al prof. Massimiliano Lega, di comprendere come si possa convertire l’attuale sistema di gestione dei rifiuti solidi urbani in un sistema prodotto-servizio.
Il rifiuto, scarto, ritenuto inutilizzabile, che siamo costretti a gestire al meglio, è figlio di una logica produttiva, che ignorava, in passato, gli impatti ambientali e che non considerava, per limitazione tecnologica e culturale, quanta ricchezza si potesse ri-estrarre da quei materiali. I risultati ottenuti ci mostrano, da una parte, come sia necessario, spesso, ri-pensare al design dei prodotti a partire dalle materie prime. Ciò rappresenta una prima possibilità di grande lavoro per il futuro. D’altra parte, è possibile già oggi, tenendo conto di tutte le nuove tecnologie sviluppate per la gestione ed il trattamento dei rifiuti, sia incrementare l’efficienza nella raccolta dei rifiuti, sia il loro trattamento, per ottenere energia e recuperare materiali. Infine, lo sviluppo di nuovi sensori e il potenziamento delle infrastrutture di tele-comunicazione permetterebbe, già oggi, una migliore raccolta di dati sul ciclo dei rifiuti. Come utilizzare questi dati? Sapendo come diverse tipologie di rifiuto siano prodotte a seconda del territorio e della popolazione, le aziende, che si occupano di gestione e trattamento dei rifiuti, avrebbero gli strumenti per sviluppare prodotti di sensibilizzazione dei cittadini per una produzione minore di scarti. Inoltre, si potrebbero progettare migliori soluzioni di simbiosi industriale, dove, a livello urbanistico, si possano creare aree industriali, in cui convergano aziende di raccolta, trasformazione, riutilizzo e riciclo dei materiali raccolti.

Nel corso del progetto, Lei ha svolto un periodo di ricerca in Cina. Come valuta la Sua esperienza in Cina? Quale valore aggiunto ha apportato alla Sua esperienza professionale?
Premetto che mi è capitato, nel corso degli anni, di lavorare più volte con ricercatori cinesi. Prima, andando ad insegnare all’Università di Colonia, in Germania, accanto al prof. Yaping Shao, esperto di modellizzazione atmosferica. Poi, in Svezia, durante un periodo di ricerca al KTH, al fianco del prof. Jinyue Yan, che è l’editore capo della rivista scientifica “Applied Energy”.
Andai per la prima volta in Cina, a Pechino, nel dicembre del 2015. Fui invitato, allora, a tenere un corso intensivo sulla qualità dell’aria. Da allora, mi reco ogni anno con grande piacere per svolgere dei periodi di ricerca in Cina. Il progetto bilaterale mi ha permesso di avere maggiori possibilità di scambio, arricchente dal punto di vista sia professionale sia umano. Abbiamo capito rapidamente come lavorare bene insieme. D’altro canto, ho scoperto la bellezza della Cina e dell’accoglienza del popolo cinese. Tralasciando la ricchezza delle nostre culture, che hanno tanto da comunicarsi, lavorare insieme ci ha permesso di sviluppare non solo questo progetto, ma anche una ricerca per la valorizzazione dei servizi ecosistemici, cioè dei benefici che la natura dà all’uomo. Infine, ho recentemente superato, con risultato positivo, la selezione, attraverso il Talent Scheme, ricevendo la nomina a professore associato. Spero che la terribile situazione, legata alla pandemia, termini presto per tutti. In questo modo, potremo tornare a lavorare insieme da vicino.

Quali sono a Suo parere gli aspetti più interessanti del sistema cinese per un ricercatore italiano?
A mio avviso, i progetti si fondano su buone idee, capacità di confronto e lavoro in gruppo e, ovviamente, disponibilità di risorse. A noi non mancano né le buone idee né la capacità di confronto. Ovviamente, un lungo discorso sarebbe da fare sulla causa di mancanza di risorse, dovuto anche al rapido cambio, negli ultimi vent’anni, delle regole e modalità di finanziamento alla ricerca.
Ritengo che il modo di organizzare il lavoro di gruppo sia molto interessante. Intanto, gli studenti di laurea magistrale sono coinvolti, già prima di conseguire il titolo, all’interno dei lavori di un gruppo, imparando presto cosa significhi presentare e portare avanti una idea di ricerca. Esistono occasioni di confronto settimanale, per discutere i risultati ottenuti da ognuno. Questo permette a tutti di migliorare il proprio lavoro, prima di proporlo all’esterno.
Indipendentemente da ciò, la ricerca è fatta di contaminazione di idee e modi diversi di lavorare, che si possono integrare, dando prospettive e risultati più ampi. Confrontarsi con la cultura e con il modo di fare ricerca di un Paese diverso dal proprio, permette di crescere e di uscirne arricchiti, se si affronta questa esperienza con la curiosità di un esploratore, costruendo visioni, linguaggi, idee e progetti comuni.